Il lancio delle monete dalla baronessa Claudia Ferrari

Il lancio delle monete dalla baronessa Claudia Ferrari

Il lancio delle monete nell’antichità ha avuto una valenza simbolica e pratica molto più ampia di quanto si possa immaginare.

Nel mondo greco e romano, le monete erano utilizzate talvolta come offerte votive agli dèi.

Un esempio celebre di questa pratica si ritrova nel culto di Asclepio, il dio della medicina.

I devoti, che speravano di essere curati, lasciavano monete nei templi come segno di devozione e per chiedere una guarigione.

La moneta non era solo una “valuta”, ma diventava anche un simbolo di gratitudine per la richiesta di aiuto.

In altre culture antiche, il lancio delle monete aveva significati diversi.

Nella Cina antica, ad esempio, le monete venivano spesso utilizzate come offerte per gli antenati.

Le monete, in quel contesto, rappresentavano il passaggio di beni tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

In molte culture, le monete d’oro o di argento si seppellivano insieme ai defunti, come simbolo di prosperità nell’aldilà.

Un ulteriore gesto rituale era Il lancio delle monete nei fiumi, nei laghi o anche nei pozzi sacri.

Molti fiumi, come il Tevere a Roma, erano considerati luoghi sacri.

Infatti le persone lanciavano monete per ottenere protezione, fortuna o per purificarsi da eventuali colpe.

Un esempio celebre di questo rituale è la fontana di Trevi, dove i turisti continuano a lanciare monete per esprimere desideri con la speranza che si avverino.

Nel contesto poi delle cerimonie nuziali e delle feste pubbliche, le monete erano scambiate per amicizia e affetto.

Un’usanza popolare nell’antica Roma era quella di regalarle in quanto simboli di alleanza.

La moneta si dava anche per garantire il benessere reciproco tra le persone.

In tempi più recenti, dopo la celebrazione delle nozze, le famiglie più abbienti lanciavano confetti e monete come simbolo di felicità e buon auspicio.

L’evento a Zuni

Quella che vi racconto qui invece è una storia sui generis.

Il tutto nacque dopo la seconda guerra mondiale nella culla per antonomasia delle tradizioni calene: Zuni.

La baronessa Claudia Ferrari aveva sposato il dottor Paolo Colorizio.

I coniugi abitavano nello splendido palazzo baronale e avevano due figlie: Angela (1932) e Paola (1938).

La nobildonna, di animo nobile e di elette virtù, dava lavoro a molti conterranei.

Infatti, gli zunesi coltivavano i terreni, mietevano il grano, raccoglievano le ulive, potavano i vigneti, gli alberi da frutta, vendemmiavano.

Inoltre, decise di istituire un evento per i più piccoli il 1° gennaio di ogni anno, prima della celebrazione della santa messa nella chiesa di San Nicola.

Per inciso, in quegli anni le funzioni religiose nei giorni festivi si tenevano alle 10:30.

La signora Claudia Ferrari radunava tutti i fanciulli nel cortile nel palazzo baronale.

Lei invece si affacciava dal balcone al primo piano che potete osservare in lontananza.

Lancio delle monete

Tutti i presenti porgevano gli auguri di buon anno alla donna.

Dopodiché lei lanciava due “guantiere” piene di monete.

I ragazzini, pur di accaparrarsi più soldi possibili, calpestavano addirittura le mani degli altri.

I più scaltri riuscivano a riempirsi la tasca.

Ad ogni modo, la signora Claudia teneva lo sguardo vigile su quello che succedeva.

Se avesse notato che qualcuno di loro non prendere nulla, avrebbe chiamato un suo aiutante.

Costui consegnava nelle mani dell’esitante le monete che era riuscito a raccogliere.

Il gioco “azzecca ‘o muru”

Nel 1957, i fanciulli rimasero sconvolti.

Tra le monete lanciate dalla nobildonna, apparvero per la prima volta le 500 lire.

Non potete immaginare lo stupore e la gioia di coloro che riuscirono ad accaparrarsene.

Fatto sta che tutti i presenti uscivano dal palazzo felici e contenti.

Ma alcuni di loro non tornavano subito a casa.

Arrivati in piazza, i soldi raccolti se li giocavano ad “azzecca ‘o muru” dell’attuale casa canonica.

I partecipanti erano tra due o più ragazzi.

Ma quando il numero aumentava, diventava più avvincente.

In primis si stabiliva con quante monete si doveva giocare e di che valore dovevano essere.

Poi, ad una certa distanza dal muro, si tracciava a terra la linea di gioco.

Da questa, uno per volta lanciavano le monetine cercando di farla avvicinare il più possibile al muro.

Le distanze erano misurate con lo spessore delle dita.

In caso di parità, solo gli interessati eseguivano uno spareggio.

Il giocatore con il risultato migliore prendeva tutte le monete.

Una volta chiuse tra le proprie mani unite a guscio e dopo averle agitate, le buttava in aria.

Lui prendeva solo quelle che a terra si disponevano a testa in su.

Le rimanenti erano lanciate in aria con le stesse modalità dal secondo classificato.

E così via.

Dunque, i più bravi riuscivano anche a raddoppiare il “bottino“.

Questa bellissima tradizione è durata 25 anni.

Purtroppo la nobildonna Claudia Ferrari la interruppe definitivamente nei primissimi anni ’70.

Ancora oggi diversi fanciulli ormai diventati anziani ricordano quei momenti indimenticabili della loro giovinezza.

© Riproduzione riservata